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Esposizione Archeologica Berica
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GLI STRUMENTI
DEL PALEOLITICO MEDIO

Anche in Italia, come in Europa, il Paleolitico medio mostra un’ampia variabilità nei metodi di fabbricazione e nella tipologia degli strumenti, soprattutto tra i raschiatoi. Le industrie litiche sviluppano differenze regionali spesso influenzate da fattori culturali (innovazioni), oppure economici o anche legati alla funzione dei siti. Oltre al noto Levallois, viene applicato un altro metodo di scheggiatura, denominato Discoide, i cui prodotti si presentano robusti e tozzi. Le schegge più taglienti sono utilizzate direttamente, grazie anche alle loro caratteristiche ergonomiche, oppure trasformate in raschiatoi, denticolati o punte. Raschiatoi e denticolati sono impiegati nella macellazione, nel trattamento della pelle umida e secca ma anche nel raschiamento, taglio, segaggio, incisione e assottigliamento il legno, mentre le punte e altre schegge triangolari sono ideali sia come armamento venatorio sia come coltelli. Sottoposti a diversi gradi di lavorazione, i raschiatoi possono presentare un singolo bordo funzionale, oppure due, anche convergenti. In molti casi questi manufatti sono appositamente modificati per essere immanicati. In conseguenza dell’uso e della perdita di funzionalità del bordo attivo dell’utensile, questo può essere ravvivato mediante ripetuti interventi di ritocco che causano, tuttavia, la progressiva riduzione della loro dimensione fino al definitivo abbandono. Questo ciclo economico di continuo reimpiego viene accuratamente pianificato. Estremamente rari, ma di eccezionale valore scientifico, sono infine alcune lance e bastoni di legno rinvenuti in depositi umidi in Europa e diverse tipologie di utensili in osso che attestano il ricco bagaglio tecnologico dei Neanderthal.

Approfondimento: metodo laminare

Una produzione occasionale di supporti laminari si registra in contesti del Paleolitico Medio riferibili al Neanderthal, tuttavia è con l’arrivo di Homo sapiens che il metodo laminare si diffonde estesamente in Europa. Da allora, seppur a volte affiancato o raramente sopravanzato da altre sequenze operative, la lavorazione laminare ha rappresentato la modalità di scheggiatura principale fino alla fine dell’Età del Bronzo Medio, periodo in cui l’utilizzo della selce scheggiata viene sostanzialmente abbandonato. In questo esteso lasso di tempo, innumerevoli varianti sono state messe in opera, utilizzando tecniche diverse con percussori in pietra dura o tenera, in palco di cervide, in legno duro, la percussione indiretta e la pressione. Pur all’interno di uno stesso concetto di lavorazione laminare si passa dalle grandi lame a percussione diretta del Magdaleniano (Paleolitico Superiore), alle microlamelle del Sauveterreano (Mesolitico Antico) o alle lame di oltre 30 cm prodotte da artigiani specializzati tramite pressione a leva in alcune aree di estrazione di selci di particolare qualità a partire dal Neolitico Antico.

NEANDERTHAL IN BERICS: Territory, supplies, movement of manufactured goods between and beyond the borders

The first human presence in the Berici Mountains dates back to about 200,000 years ago, when the Grotto of San Bernardino was frequented by Neanderthals. In the following times and up to about 43 thousand years ago, these groups settled in other caves and shelters, on limestone shelves, hunting prey of different environments also in relation to major climate changes: megaceres, deer, roe Elk, bison and aurochs, ibex and some wild boar, but also beavers in the river plain in front of it. For the full exploitation of these animal resources, as well as for the recovery and possible processing of plant tissue, Neanderthals used tools on splinters made by known chipping methods, like the Levallois, the Quina or the Discoide. These deep-rooted technological knowledge were integrated with precise information on the availability of flint in the territory between the Eastern Berici, the Western Euganei and the central Lessini Mountains, Repeatedly visited for the selection, processing and circulation of blocks, nodules and tools of various uses. The artefacts exhibited in the side showcase provide a representation, although partial, of these georisorse, attesting to the use of varieties contained in the carbonatic formations of the Mesozoic, mainly, and the Cenozoic to a lesser extent. The marked reduction in size of non-local flint tools, subjected to a greater degree of exploitation, with continuous revitalization of their functional edges.

CREDITI

COORDINAMENTO
Comune di Barbarano Mossano

RICERCHE, TESTI, CONTENUTI
Stefano Bertola
Nicolò Fasser
Nicola Dal Santo
Marco Peresani

ART DIRECTION, GRAFICA E VIDEO
Francesco Marangoni

D.O.P.
Alberto Marangoni

DRONE
Mauro Migliari

INVENTARIAZIONE REPERTI
Nicola Dal Santo
Rachele Discosti

FIRMATARI DEL PROGETTO SCIENTIFICO
Stefano Bertola
Nicola Dal Santo
Francesco Marangoni
Marco Peresani
Ambra Tosetto

SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA BELLE ARTI E
PAESAGGIO PER LE PROVINCIE DI VERONA, ROVIGO E VICENZA
Fabrizio Magani Soprintendente
Gabriella Bologna
Giulia Pelucchini
Paola Salzani

COMUNE DI VICENZA
MUSEO NATURALISTICO ARCHEOLOGICO
Viviana Frisone

STRUMENTI DEL
PALEOLITICO SUPERIORE

Rispetto al precedente Paleolitico medio, con il Paleolitico superiore si assiste a un radicale cambiamento nello strumentario, interpretabile come l’abbandono della priorità riservata ai raschiatoi polifunzionali. La cultura materiale rappresentata dagli utensili di pietra scheggiata, osso e palco creati dai primi Homo sapiens marca un notevole salto evolutivo nelle tecnologie paleolitiche, al quale si correlano cambiamenti che coinvolgono l’economia, le strategie di caccia e altri aspetti come l’utilizzo di oggetti ornamentali e la produzione artistica. Un’innovazione è la sistematica e spesso esclusiva produzione in serie di lame e lamelle, i cui bordi taglienti e regolari, nonché dimensioni, appaiono standardizzati. Si tratta di manufatti che favoriscono la prensione e anche l’immanicatura previe modifiche e permettono un utilizzo prolungato nel tempo. Altre innovazioni riguardano l’utensileria domestica, arricchita e specializzata per tutte le lavorazioni grazie ai grattatoi, bulini, coltelli a dorso, perforatori e altri. I grattatoi rappresentano una degli strumenti più tipici: ricavati su lama, questi utensili sono muniti di una fronte ritoccata, ravvivabile, ideale nella lavorazione della pelle. I bulini presentano spigoli in grado di incidere l’osso, il palco e la pietra, allargare fori oppure raschiare materiali duri. Le lame ritoccate sono dotate di bordi regolari e robusti, predisposti per tagliare o segare. Notevole è, infine, la gamma di armature impiegate nelle attività venatorie. Si tratta di piccoli oggetti di varia forma, come punte e piccoli elementi geometrici (triangoli, rettangoli, segmenti di cerchio) modificate con aggiustamenti (ritocchi) marginali, finalizzati a migliorarne la proprietà penetrante e l’inserimento in un proiettile.

Approfondimento:
percussione indiretta

La percussione indiretta compare in Italia e nel resto d’Europa nel Mesolitico Recente, tra la fine del periodo Boreale e l’inizio dell’Atlantico (circa 9000-8800 anni fa). L’introduzione di questa tecnica si collega al fenomeno culturale dei complessi “a lame e trapezi”, che caratterizza il Mesolitico Recente di quasi tutta Europa. Grazie alla percussione indiretta, spesso affiancata dalla pressione, le industrie litiche di questo periodo sono contraddistinte da lame e lamelle molto regolari e a margini paralleli. Caratteristiche sono le lame a incavo e denticolate impiegate nella lavorazione del legno o di altri materiali duri quali osso e corno, ma sono soprattutto le armature di freccia a trasformarsi, generalmente di forma geometrica trapezoidale o, più raramente, romboidale o triangolare. Questi geometrici vengono ottenuti selezionando le lamelle di scheggiatura ottimale e segmentandole con la tecnica del microbulino.

GEORISORSE NEI BERICI

Esse hanno caratteristiche composizionali, ineralogiche e meccaniche piuttosto varie. I calcari stratificati della Scaglia Rossa contengono noduli di selce che erano ricercati e sfruttati nella Preistoria antica e recente per fabbricare gli utensili in pietra scheggiata; in epoca moderna tali calcari sono stati cavati per la produzione di calce. Le rocce eoceniche ed oligoceniche di piattaforma hanno caratteristiche associazioni fossilifere di mare basso a alghe calcaree, briozoi, echinidi e foraminiferi bentonici. Esse sono studiate dai geologi per dettagliate ricostruzioni paleogeografiche e paleoambientali; sono facilmente lavorabili perché tenere e porose e sono state fin dall’epoca romana cavate come pietre da costruzione o ornamentali.
Commercialmente sono note col nome di pietra di Vicenza e pietra di Nanto, un brand conosciuto in tutto il mondo. Nel complesso collinare, inoltre, localmente sono stati coltivati depositi minerari a bentonite, caolino, minerali refrattari e sabbie silicee.

Approfondimento:
La tecnica del microbulino

Il microbulino compare già alla fine del Paleolitico Superiore e diventa piuttosto frequente nel Mesolitico Antico, con la diffusione di armature di freccia microlitiche di forma geometrica. Nel Mesolitico Recente la standardizzazione delle armature trapezoidali rende questa tecnica ancor più comune. In Italia settentrionale è ancora presente nella maggior parte dei contesti del Neolitico Antico e perdura per tutta la fase antica della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, fino a circa 6700 anni fa. In questo periodo il microbulino cade in disuso, con l’abbandono delle armature geometriche a favore di più elaborate cuspidi di freccia foliate.